Abstract
Uno degli aspetti più critici nella gestione dei rifiuti a livello nazionale è la carenza impiantistica spesso causa del noto fenomeno "emergenza rifiuti".
In Italia, soprattutto nel sud, la forma di smaltimento dei rifiuti urbani più praticata risulta ancora la discarica anche se essa a partire dal 2002 non potrebbe più accogliere scarti tali e quali ma solamente i residui ottenuti dal trattamento tecnologico dei rifiuti.
Un altro elemento importante da considerare ai fini della pianificazione sulla gestione dei rifiuti è il tempo che intercorre tra la progettazione e la realizzazione di un impianto.
L'esperienza dimostra che mediamente occorrono dai 4 ai 6 anni per la costruzione ed inizio gestione di un impianto sia esso si tratti di un termoutilizzatore sia di riciclaggio.
Tale fatto rappresenta un ulteriore stimolo per cercare di individuare soluzioni alternative ai normali metodi di smaltimento, in modo da consentire la gestione di almeno una parte dei rifiuti secondo principi di economia, efficacia ed efficienza con temporalità più immediata.
La gestione integrata tra il ciclo dei rifiuti e quello delle acque, aspetto fondamentale della Legge Galli, e la maggiore presenza nel territorio di impianti per il trattamento delle acque dovuto anche al fatto che la Legge Merli, oggi completamente rivista, ha preceduto di 7 anni la 915/82, sprona a ricercare tecnologie che consentono un connubio tra i due settori.
Ad esempio si parla spesso di trattamento dei fanghi di risulta dalla depurazione delle acque insieme ad alcune categorie di rifiuti per poter smaltire, senza causare danni di carattere ambientale, il prodotto ottenuto nel terreno.
Ovviamente tale operazione è praticabile se la qualità dei materiali è tale da renderli ecologicamente compatibili; ad esempio i fanghi non devono contenere in quantità eccessiva elementi o composti tossici come i metalli pesanti.
Nella gestione della depurazione delle acque ad uso civile, a differenza dei rifiuti, gli impianti con l'estendersi dei vari collegamenti delle reti fognarie presentano il fenomeno di avere una portata idraulica molto elevata rispetto al carico inquinante.
L'abitudine della gente in questi ultimi anni è tesa ad un continuo incremento dei consumi idrici con conseguente apporto di un elevato carico idrico e, nel contempo, basso carico organico negli impianti di depurazione.
Questo fenomeno spesso causa problemi nel normale funzionamento degli impianti, i quali, per poter essere correttamente gestiti richiederebbero una maggiore concentrazione di sostanze organiche inquinanti ovvero un più elevato apporto di BOD.
Sulla base di queste considerazioni, il trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani insieme a quello delle acque, potrebbe essere parte della soluzione ai problemi indicati.
Per poter applicare questa metodologia di trattamento il mezzo tecnologico che la comunità può avere a disposizione è il dissipatore domestico.
Con il termine dissipatore si definisce un apparato elettrico che consente di scaricare i rifiuti domestici, dopo un opportuno trattamento, nella rete fognaria.
L'impiego dei dissipatori, già diffuso in altri paesi esteri, suscita tuttavia talune preoccupazioni che trovano la propria motivazione essenzialmente nel trasferimento alla fase liquida di inquinanti che si trovano alla fase solida, andando a modificare i tradizionali schemi che distinguono la gestione delle acque reflue da quelle dei rifiuti solidi urbani.
L'impiego di tali strumenti necessita dunque uno studio approfondito e specifico che consenta, da un lato la verifica della compatibilità con l'attuale quadro normativa e quindi un'introduzione mirata e funzionale dello strumento tecnologico, e dall'altro lato l'esame delle possibili conseguenze che possono derivare dall'utilizzo di tali strumenti nel sistema delle acque reflue.
Sulla base di queste considerazioni l'ASM di Brescia, consapevole dell'importanza di un approccio scientifico richiesto per la conoscenza dei problemi ambientali che la portano ogni giorno al confronto per la relativa soluzione, ha ritenuto opportuno attivare una ricerca sull'uso, i redimenti e gli eventuali benefici che il dissipatore domestico di rifiuti organici può apportare in una comunità .
La ricerca riassume i risultati ottenuti da una prima sperimentazione condotta per circa tre mesi in una mensa dell'ASM di Brescia, e dalla conseguente proiezione dei dati su una parte della Città .
G.Ferrari: Università di Ferrara; GFambiente S.r.l. Bologna
N. Ferrari: GFambiente S.r.l. Bologna
R. Sammito: GFambiente S.r.l. Bologna
A. Dal Zero: ASM Brescia S.p.a.
F. Verardi: ASM Brescia S.p.a.
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